Concetto, caratteristiche, elementi ed evoluzione

Il tema delle origini del linguaggio ha una lunga storia e rivela una forte preoccupazione di rivelare gli elementi costitutivi che stanno alla base dell’umanità. L’indagine sulle fonti del linguaggio è anche una ricerca della natura dell’uomo e delle sue facoltà come esseri razionali.

In effetti, tutte le ricerche sul linguaggio sono state, allo stesso tempo, un’esplorazione del funzionamento della mente umana. Fisiologia e neuroscienze si sono occupate di come e dove funzionano le connessioni neurali del parlato.

Oggi la questione dei principi del linguaggio si colloca nel regno dell’evoluzione degli ominidi e della comprensione che il suono costituisce un mezzo di comunicazione imbattibile. In altre parole, il sistema orale-auditory permette agli esseri umani un tipo di comunicazione che, in generale, è manifestamente superiore agli altri, come i gesti o le immagini.

Lo strumento espressivo umano, a differenza di altre specie animali, permette al soggetto di parlare di sé e degli altri. La complessità delle sue strutture le permette anche di parlare del presente, del passato e del futuro; di costruire sistemi condizionali, concessionali e finali; di definire nozioni scientifiche, e persino di creare universi fittizi, con i metodi della letteratura.

Il suo concetto

Un breve concetto di linguaggio lo descrive come un sistema o strumento di comunicazione tra gli esseri umani, che è costituito da segni a cui vengono attribuite determinate idee. Secondo la sua funzione comunicativa e, più specificamente, il trasferimento intenzionale d’informazioni, è un mezzo di comunicazione esclusivamente umano.

Inoltre, il linguaggio è un sistema non istintivo, che non funziona solo per comunicare idee, ma anche emozioni e desideri. I segnali sono articolati in modo tale che il messaggio deve essere decodificato dal suo destinatario. Questi segni-simboli sarebbero in primo luogo uditivi e dipenderebbero dagli organi del discorso.

In breve, il linguaggio è il modo razionale di simboleggiare le idee (il pensiero) e i diversi modi di cogliere e interpretare la realtà, secondo una serie di scopi, motivazioni ed esigenze. Motivazioni ed esigenze che si manifestano necessariamente in un particolare contesto d’interazione cognitiva, sociale e pragmatica. Il linguaggio è una capacità emersa dall’evoluzione fisica e fisiologica degli ominidi ed è ciò che permette alla specie di sentirsi veramente umana.

Tipi di lingua e caratteristiche

È noto che non esiste un solo tipo di lingua. Ecco perché vogliamo parlare della varietà di lingue esistenti. Allo stesso modo, ci sono alcune varianti interessanti per quanto riguarda il concetto di linguaggio che vogliamo indicare.

Lingua verbale

Il linguaggio dominante è quello verbale, orale o vocale-auditory. È considerato un sistema strutturato di unità che funziona secondo linee guida stabilite e codificate, e non solo come forma di comunicazione intenzionale.

La sistematicità del linguaggio verbale è una caratteristica che condivide con la comunicazione animale (in qualche misura presente) o con altri sistemi, come i segnali stradali. Né si può garantire che la funzione comunicativa sia una particolarità del linguaggio verbale.

La caratteristica che definisce il linguaggio verbale è la sua capacità di stabilire diverse connessioni tra i suoi elementi. Questa qualità, il suo carattere articolato, la differenzia dagli altri sistemi di comunicazione. Il linguaggio verbale è composto da un numero specifico di unità che possono essere sistematicamente combinate, attraverso le quali permette all’uomo di esprimere messaggi infiniti.

Il linguaggio verbale è la modalità naturale del linguaggio, basata sull’emissione e la ricezione di suoni articolati. Analizzando ciascuna delle lingue del mondo, si può notare che tutte hanno bisogno del suono per manifestarsi. Il carattere sonoro delle lingue presuppone che, dalle origini dell’umanità, la forma vocale-auditoria sia stata la più utilizzata come sistema di comunicazione linguistica.

Primo tipo di lingua conosciuta

Gli studi concordano sul fatto che la forma orale è la più efficiente da tempo immemorabile, perché il suono è autosufficiente e non richiede necessariamente un supporto visivo, sotto forma di gesti.

Rispetto al linguaggio dei gesti, che richiede che gli individui siano in grado di vedere se stessi, il linguaggio vocale funziona anche di notte. Da qui la preminenza del linguaggio orale fin dai tempi antichi, quando l’illuminazione era precaria e dipendente dai falò.

Un altro fattore determinante per la preferenza e la preminenza del linguaggio orale è che il linguaggio gestuale richiede il contatto visivo delle mani e del viso, che sarebbe possibile solo in condizioni minime d’illuminazione e di vicinanza tra gli individui.

Il suono si estende in tutte le direzioni dell’ambiente tridimensionale indipendentemente dal livello d’illuminazione. Le informazioni emesse sotto forma di suono sarebbero percepibili anche se i suoi recettori guardassero da un’altra parte o se la capacità di vedere fosse compromessa.

Il linguaggio orale può superare grandi distanze. Ad esempio, tra due esseri umani che si trovano a 100 metri di distanza, il linguaggio vocale-auditory potrebbe ancora funzionare. D’altra parte, una comunicazione fluida attraverso i gesti sarebbe impossibile; con la distanza, le mani smettono di vedere chiaramente. La voce può superare una certa distanza, ma i gesti no.

Diversi vantaggi del linguaggio orale

Le attività manuali dei singoli impedirebbero un uso frequente delle mani. La bocca sarebbe invece occupata solo dal mangiare e dal bere. Questo fattore è un altro vantaggio del linguaggio orale rispetto al linguaggio dei segni. È interessante notare che il linguaggio orale è reso possibile dalla duplicazione delle funzioni della bocca, della lingua e delle vie respiratorie superiori.

La lingua, ad esempio, svolge un ruolo fondamentale nell’assunzione di cibo e, allo stesso tempo, permette l’articolazione dei suoni, in combinazione con le corde vocali e il controllo dell’espirazione e dell’inalazione dell’aria.

I fattori sopra descritti hanno contribuito a fare dei segni sonori la base della comunicazione linguistica. Senza dubbio il linguaggio verbale ha favorito l’interazione sociale per la sua efficacia comunicativa, a parte il fatto che il linguaggio dei gesti può servire da supporto e rassicurazione.

Di conseguenza, il linguaggio verbale è il principale mezzo di comunicazione umana; tuttavia, non dovrebbe essere caratterizzato solo in termini comunicativi, perché esistono altri mezzi di comunicazione sistematici, come i semafori per controllare il traffico dei veicoli nelle grandi città.

Va inoltre aggiunto che i media non sistematizzati potrebbero lavorare per inviare informazioni. In altre parole, la funzione comunicativa non è, in alcun modo, ciò che distingue il linguaggio verbale.

La lingua scritta

È una modalità secondaria e un sostituto della forma orale. È costituito da segni grafici, ha un suo sistema proprio ed è stato, fin dall’antichità, il motore della cultura umana, anche se ci sono società che non lo conoscono. La scrittura ha permesso di conservare i messaggi e, a differenza del linguaggio orale, non richiede il mittente e il destinatario in un dato spazio e tempo.

Detto questo, il termine lingua, per il suo significato puntuale, dovrebbe essere applicato solo al linguaggio verbale: inteso come sistema di comunicazione centrale e per la sua natura articolata, è la lingua stessa. Ed è oggetto di studio della linguistica.

Un’ultima distinzione dovrebbe essere fatta. Il linguista francese Ferdinand de Saussure ha definito la lingua nei seguenti termini: “la lingua è una facoltà comune a tutti gli uomini; e la lingua, un prodotto sociale della facoltà di lingua”.

Le differenze tra lingua e lingua

Sulla base del concetto precedente, la lingua e il linguaggio non devono essere confusi, poiché la lingua (o la lingua) è un insieme sistematico di segni linguistici (parole), che funziona come uno strumento di espressione e di comunicazione diretta tra gli individui in una regione linguistica. Comprendere l’idea di regione linguistica come territorio (o gruppo di essi) che sono collegati dalla condivisione della stessa lingua.

I membri di questi territori, uniti dalla stessa lingua, imparano la loro lingua in modo franco, ascoltando e ripetendo, memorizzando il codice che articola le unità di lingua, assorbendo le convenzioni adottate dalla comunità, per comunicare tra loro.

In generale, la comunicazione con gli animali è innatamente determinata, fissa e limitata a un numero ristretto di dati, soprattutto in relazione alle condizioni di sopravvivenza. È molto diverso, in questo senso, dalla comunicazione umana, dove i mezzi utilizzati sono complessi e non necessariamente legati alle condizioni di sopravvivenza.

Le caratteristiche particolari del linguaggio umano

Tuttavia, il linguaggio umano condivide le seguenti caratteristiche con il sistema di comunicazione animale o con altri sistemi di comunicazione

  1. Il carattere audio-ascoltante, tenendo conto che gli animali non hanno sviluppato un linguaggio scritto.
  2. La trasmissione del messaggio attraverso lo spazio in modo udibile e diretto al ricevitore (ad esempio, delfini e uccelli comunicano con il suono
  3. La condizione effimera del messaggio, in quanto i suoni si affievoliscono non appena vengono emessi, il che permette la conversazione tra gli esseri umani (da qui la necessità di registrare in forma fisica ciò che viene detto: la scrittura)
  4. Il significato dei segnali sonori, poiché tutti esprimono qualcosa (tra gli animali, i suoni hanno una risposta comportamentale). E, d’altra parte, tutti i sistemi di segnale hanno un significato.

Ora tocca a noi chiarire un po’ di più sulla specificità del linguaggio umano. A questo proposito, forniamo informazioni nella prossima sezione del presente testo.

Le caratteristiche dei linguaggi umani

Le lingue umane condividono una serie di caratteristiche. Anche se sono molti, e piuttosto eterogenei, hanno alcune qualità comuni che mostriamo qui di seguito:

1.- L’arbitrarietà e la convenzionalità delle parole:

Come sappiamo, le parole non hanno alcun legame con l’oggetto che designano. Vale a dire che l’essere umano comunica linguisticamente grazie al fatto di aver concordato una serie di designazioni arbitrarie (le parole) e le articola grazie a un sistema di regole (sintassi) che gli danno un significato.

Ovviamente, ogni lingua possiede codici che devono essere compresi dai membri di quella comunità linguistica. Solo le onomatopoee hanno un qualche tipo di rapporto solido. Per esempio, “miao! (in spagnolo), imita il caratteristico ululato del gatto domestico.

  • L’indipendenza temporanea:

Nessun’altra specie sulla terra ha la capacità linguistica di comunicare idee, ricordi, intenzioni e progetti, non importa quanto tempo ci voglia.

Vale a dire che solo gli esseri umani possono parlare del presente, del passato e del futuro (tutte le lingue hanno forme temporanee, strutture verbali, o forme avverbiali, per questo).

Chiunque potrebbe dire: ieri, oggi e domani, ero, sono e sarò al lavoro, rispettivamente. Questa caratteristica è vitale per la formazione della storia personale e collettiva.

  • La strutturazione formale o compositiva:

I linguaggi umani hanno inevitabilmente due livelli strutturali, quello che corrisponde al loro livello di significato, da un lato, e quello che riguarda le unità fondamentali del suono, dall’altro.

L’alfabeto è quell’insieme di unità sonore di base che, attraverso una serie di combinazioni governate e disposizioni grammaticali, raggiunge decine di migliaia di forme.

  • Creatività e produttività:

Nel mondo animale la comunicazione manca di sfumature creative e produttive; non ci sono prodotti significativi. Le strutture sintattiche e le costruzioni testuali sono piuttosto significative. Infatti, ciò che viene prodotto in un’unica lingua non ha limiti. È il vasto dominio dei sistemi linguistici espressi in filosofia, scienza, letteratura, ecc.

2.- Il travestito o il falso senso:

Questa caratteristica, comune a tutte le lingue, mantiene il suo significato per l’intenzionalità che accompagna le parole e il contesto in cui vengono prodotte.

La verità del messaggio potrebbe essere condizionata da vari fattori, non necessariamente attribuibili al mittente, quando si tratta di contenuti quotidiani, anche se è ovvio che ognuno è libero di mentire o di difendere la propria verità attraverso il proprio linguaggio.

Su un altro livello, le lingue hanno il potenziale per l’ironia, per il doppio significato. Per esempio, le metafore sono usate per mascherare il significato e per nascondere il contenuto grammaticale. Il linguaggio umano può raggiungere intenzionalità insospettabili.

3.- Il carattere metalinguistico:

Fondamentale all’interno dello spettro delle lingue è il loro potere autoreferenziale.

I linguaggi sono usati regolarmente per descrivere cose esterne, emozioni soggettive, situazioni di vita umana, fenomeni esistenziali e naturali, ecc.

I testi di grammatica spagnola non sono altro che studi di metalinguismo, perché trattano del funzionamento della lingua stessa.

Le caratteristiche descritte costituiscono l’identità della lingua come facoltà umana, applicabile a tutte le lingue oggi conosciute. Il linguaggio è un fatto unico; non esiste un altro sistema di comunicazione sul pianeta con le potenzialità e la versatilità sopra descritte.

Storia della lingua

Nell’antichità le ipotesi sugli inizi del linguaggio erano condizionate dalla soggettività e dalla mancanza di prove empiriche.

In particolare, le idee sul linguaggio si mescolavano a miti e teorie di natura religiosa, che inducevano discussioni confuse tra i filosofi. Per esempio, la lingua è diventata un’origine divina.

Nelle culture più antiche, credevano che la lingua fosse una sorta di dono degli dei. Nell’antica Roma si credeva che il dio Giano avesse dato alla lingua un certificato di nascita e lo avesse consegnato al suo popolo.

D’altra parte, la Bibbia menziona Yahweh, che identifica il cielo, il giorno, la notte e la terra. E Adamo dà un nome agli animali. Questa lingua unica e primitiva, presumibilmente l’ebraico, sarebbe stata divisa in varie lingue dopo Babele, dando origine alla propagazione dell’umanità, secondo la storia mitica.

Alcune teorie sulla possibile origine della lingua

Si è anche creduto che le parole siano nate da articolate esclamazioni di paura, allarme e gioia. Per Victor Bunak, uno dei più importanti ricercatori di lingua sovietica, i primi ominidi hanno attraversato la fase di lalazione o emissione di sillabe, tipica della fase pre-linguistica del bambino.

Le lalazioni non servivano a costruire idee, tanto meno a conversare, ma servivano a produrre azioni e come indicazione di eventi. I monosillabi hanno prevalso in questi primi suoni, senza alcuna struttura che li articolasse. Questo ci porterebbe a pensare che il linguaggio non sia un fattore di mobilitazione del comportamento, ma che ci sia dietro.

Nell’antica Grecia, diceva Bunak, si credeva già che le parole più primitive fossero onomatopoeias: imitazioni dei suoni con cui i primi individui preistorici completavano le loro diverse azioni.

L’ipotesi di cui sopra, tuttavia, avrebbe lo svantaggio di non poter essere dimostrata nella pratica. La fragilità di queste speculazioni sarebbe determinata dal fatto che le tracce più remote dell’attività linguistica sono state quelle raccolte per iscritto. Le prime tracce scritte risalgono a poco più di cinquemila anni fa (gli scritti pittografici e cuneiformi mesopotamici).

Tuttavia, si deve presumere che l’homo sapiens fosse già un parlante, quindi l’inizio della lingua sarebbe stato centomila anni fa. Di conseguenza, ci sarebbe una parentesi di novantacinque mila anni in cui non si può determinare se ci sia stato uno sviluppo del discorso, perché non ha lasciato resti fossili, né tracce della sua scrittura.

Teorie del XIX secolo sull’origine della lingua

Nel XIX secolo, con il Romanticismo, la preminenza divina del linguaggio cadrà in crisi. I filosofi, come Herder e Rousseau, hanno cercato d’incanalare la questione nel terreno umano, producendo le logiche tensioni con i rappresentanti della posizione opposta. La controversia ha indotto la Société Linguitique de Paris a impedire esplicitamente qualsiasi menzione dell’argomento nel 1866.

A partire dal XIX secolo, in particolare, gli studi sulla lingua si sono divisi in due tendenze. Questi sono i seguenti:

  1. In primo luogo, abbiamo una ricerca comparativa e storica basata sulle più antiche testimonianze scritte, per rifare i pro-tingoli, come quella che ha dato origine alle lingue indoeuropee
  2. Abbiamo anche il caso dell’analisi delle lingue viventi, che sono tenute da sistemi altamente organizzati. Questo è l’inizio di qualcosa che in seguito darà luogo a una modalità di analisi e di pensiero chiamata strutturalismo.

L’origine della lingua è stata in qualche modo allontanata da un apprezzamento linguistico, anche se non ha cessato di affascinare i linguisti nel corso della storia. Nel campo dell’antropologia, le attuali scoperte sull’evoluzione del genere Homo sembrano indicare nuove scoperte in materia.

Altre considerazioni sull’origine e l’evoluzione del linguaggio

Certamente, le origini del linguaggio si collocherebbero nel contesto della teoria evoluzionistica delle specie, in particolare nella conformazione cerebrale dei primati più capaci.

È stato stabilito che esiste una linea evolutiva distinta tra i primati non umani più avanzati (scimpanzé, per esempio) e quella dell’Homo sapiens, avvenuta circa 6 milioni di anni fa.

L’evidenza indica una linea evolutiva che consiste in un aumento della massa cerebrale da 400-600 cm3 , corrispondente alle varie specie di Australopiteco, a una media di 1400 cm3 per l’Homo sapiens. L’Homo habilis aveva un cervello di 800 cm3 e quello dell’Homo erectus non superava i 1000 cm3. La massa cerebrale dell’Homo sapiens, dalla sua comparsa a oggi, ha avuto la media di 1400 cm3 già citata.

Un cervello con più volume è stato accompagnato, secondo le testimonianze archeologiche, da una crescente capacità di costruire e controllare l’ambiente.

Per esempio, Homo habilis possedeva l’indice e il pollice (l’effetto a pinza), con cui poteva afferrare gli strumenti e costruire strumenti di pietra e rifugi abitativi. L’homo sapiens è alla base delle prime culture umane (aurignaziana, solutrea e maddaleniana) e degli innumerevoli progressi tecnici che sono arrivati fino a noi oggi.

Detto questo, è assolutamente ragionevole che il linguaggio sia emerso come strumento indispensabile di socializzazione, come strumento di coscienza e come mezzo per controllare la natura e il mondo.

Per circa centomila anni l’uomo ha goduto di un sistema linguistico complesso, in linea con la sua natura gregaria e con esigenze sempre più pressanti. Così, una spiegazione dell’origine del linguaggio sarebbe stata collegata all’evoluzione verso l’homo sapiens; le strutture verbali divennero sempre più complesse.

Gli studi sui crani umani hanno determinato la presenza di “segni endocranici” nelle aree di controllo del linguaggio, situate nell’emisfero sinistro. La loro impronta interna sempre più prominente sarebbe coerente con l’evoluzione degli ominidi.

Un altro fattore legato al linguaggio sarebbero gli adattamenti evolutivi umani corrispondenti alla posizione dell’epiglottide e delle corde vocali, che costituirebbero un efficace apparato fonico per la produzione di suoni del parlato. Negli esseri umani questi elementi funzionali si trovano più in basso rispetto ai primati non umani, un aspetto evolutivo che permette uno spazio di risonanza.

Considerazioni finali su una possibile origine della lingua

Non è possibile dire esattamente quando e come gli esseri umani accedono al linguaggio, ma c’è un consenso tra linguisti, paleoantropologi e neurologi sul fatto che l’emergere dell’homo sapiens è legato all’articolazione delle prime forme di linguaggio. I crani di circa 100.000 anni fa dimostrano l’esistenza di esseri umani come quelli di oggi.

In questo senso, l’esistenza dei sapiens umani era accompagnata da un sistema di comunicazione simbolica completamente avanzato, costituito da un lessico e da un sistema di articolazione dei simboli o della sintassi. La specie umana, potendosi riconoscere per la sua facoltà di comunicazione, stabilisce la sua presenza come soggetto verso e dalla realtà che la circonda. Il linguaggio permette all’essere umano di pensare, giudicare, immaginare, comunicare, socializzare ed esprimere emozioni.

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